PER IL GIORNO DELLA CURA MONTONE SCEGLIE IL “CAFE’ REPAIR”
-Il “Repair cafè si prende cura dei nostri oggetti dandogli una seconda vita-
Sono venuti a scuola per il Giorno della Cura quelli del “Repair Cafè” di Perugia. Ma chi sono? Cosa si nasconde dietro a questa sigla? Ne abbiamo parlato con Annarita Guarducci, una delle volontarie capofila del gruppo che fa parte dell’Associazione Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero che ha sede a Perugia. Quest’ultima è una associazione di promozione sociale, fatta di persone che volontariamente prestano la loro perizia per diffondere le buone pratiche per la riduzione dei rifiuti. Il Repair Cafè, ci ha detto, è nato nel 2017 e vuol essere una iniziativa pratica e concreta per convincere le persone che riparare gli oggetti significa ridurre i rifiuti, perché un oggetto riparato può tornare ad essere utilizzato; il “Repaie Cafè”si prende cura dei nostri oggetti appunto riparandoli. Oggi noi siamo la generazione dell’”usa e getta” e gettiamo ogni cosa che si è deteriorata o rotta, ma questo non porta da nessuna parte. Perchè non proviamo a riparare gli oggetti prima di buttarli? Questa è una cosa molto importante che dà una seconda vita alle cose producendo, come dicevamo sopra, meno rifiuti. La prevenzione è la prima modalità di buona gestione dei rifiuti. Riparando gli oggetti non si buttano in discarica e si riducono i rifiuti. Ci dice Annarita Guarducci che, dal 2017ad oggi, questa iniziativa ha avuto grande successo e anche risultati misurabili, tanto è vero che ogni anno questi signori del “Repair Cafè “ di Perugia aiutano a ridurre la quantità di rifiuti di una cifra intorno a 200 kg. Pensate che sotto il lockdown questi signori hanno recuperato 156 kg di rifiuti, rispettando tutti i dispositivi (mascherine, distanze…). In quel momento di stop generalizzato i nostri volontari andavano da chi li invitava, quasi in maniera itinerante! Adesso possono disporre di una sede che ha messo a disposizione una cooperativa di Ponte San Giovanni. Qui con un apposito calendario i cittadini sanno che a quel giorno e a quell’ora loro sono lì ad aspettare tutti gli oggetti da riparare. Il successo delle riparazioni supera abbondantemente il 70% e questo significa che gli oggetti si possono riparare e non diventare rifiuti. Un altro grande successo è il numero crescente dei cittadini che vogliono aderire al gruppo a cui dare manforte nei lavori, mettendo a disposizione le loro capacità. Abbiamo iniziato con un solo riparatore che veniva da Orvieto, adesso abbiamo 11 riparatori. Evidentemente questa del poter riparare gli oggetti era una necessità che qualcuno avvertiva; persone che sono in pensione e che avevano questa passione si uniscono a noi e riparano qualsiasi tipo di oggetto (maggiormente sono quelli tecnici-elettronici come i piccoli elettrodomestici che si usano in cucina o per i nostri hobby, tipo la musica…). Comunque si riparano anche oggetti meccanici, abiti, tessuti. Piano piano si sta allargando anche l’offerta dei volontari del Repair Cafè. Vorremmo mettere in moto una piccola economia circolare (oggetto-teca, archivio di componenti che possono servire a riparare altri oggetti…). Se si riesce in un anno a far risparmiare la produzione di circa 200 kg di rifiuti di questo non si può che essere solo contenti. Non sarebbe il caso che una attività come questa diventasse più strutturata e anche istituzionale, in maniera tale che un centro di riparazioni si trovi in più parti dell’Umbria (per ora ne abbiamo uno solo a Terni) ? Pensiamo proprio di sì, visti i risultati! In Italia ce ne sono tanti di repair cafè che si chiamano in maniera diversa, per esempio ”repair together…ma l’oggetto è sempre quello della riparazione degli oggetti che si possono rompere o che si sono già rotti e spesso la riparazione si fa insieme ai proprietari degli oggetti (come dicono gli inglesi : “repair together”, ovvero ripariamo insieme). Anche questa è educazione civica!
A cura di Livio Corgnolini ed Enea Mordacci
